Il vento racconta…

Ascoltando il fruscio del vento tra i rami di questa maestosa quercia mi chiedo: “ mi prendo il tempo necessario per ascoltare?” Ascoltare le persone, i movimenti intorno a me, la Natura, i miei bisogni, le mie emozioni, i miei sogni…

Quanto tempo dedico veramente all’ascolto? E quanto tempo dedico a svolazzare qua e la con i miei pensieri senza approdare a nulla? È una questione di scelte, di cosa è più importante per il mio bene e il bene di tutti…ascoltare è fondamentale, ci avvicina a noi stessi, alla nostra essenza più profonda, ci avvicina agli altri, rafforzando e rinvigorendo le relazioni, ascoltare ci aiuta a capire, a comprendere ad avere una visione progettuale e come tutte le cose, si allena praticando. E concentrandomi sull’ascolto mi accorgo di tante cose che prima passavano inosservate, sfuggivano alla mia attenzione ….ascoltare è un dono….un bellissimo dono, non voglio dimenticarlo mai.

Arte Suprema

Ieri quando ho scattato questa foto con il telefonino che tenevo in mano durante una breve uscita fuori casa, ho desiderato cogliere questa immagine per potervela offrire. Il lago mi è sembrato un’opera d’arte: i colori, e le luci, sono quelli reali, non ho messo filtri proprio perché non volevo distorcere la realtà, ma offrirvela in tutta la sua autenticità. Senza dubbio è un lago insolito per questo periodo dell’anno: come vi arriva?

Lettera che credo ogni genitore vorrebbe scrivere ai propri figli: qualcuno l’ha fatto per noi. Grazie🙏🏼❤️

A tutti i giovani💕 A te Elisa e al calore mancante dei tuoi Amici che riempivano tti i giorni casa nostra … tra il disordine .. gli abbracci e le vostre lunghe chiacchierate- ❤️
❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️❤️
Ragazze e ragazzi, voi state pagando il prezzo più alto.
Un grazie e una promessa.
Insieme ce la faremo!

iorestoacasa

Invece che in casa, faremmo meglio a dire “in camera”, perché se avete più di 13-14 anni è probabile che sarà nella vostra camera che passerete la maggior parte del tempo….

Ragazze, ragazzi, per non farvi diventare l’autostrada del virus, vi abbiamo imposto un letargo a primavera.
E voi vi state dando da fare per sostenerlo.

Ragazze, ragazzi,
è vero, inutile negarlo, a voi la regola necessaria del #iorestoacasa pesa in modo particolare.

Avete l’età in cui il mondo si allarga, l’età in cui “la casa è un albergo”, e adesso invece eccovi qui, come tutti, a sostenere queste limitazioni.

Ragazze, ragazzi, è vero, queste regole necessarie vi hanno tolto tutto:

  • gli amici
  • le uscite
  • il motorino
  • le prime guide in macchina
  • il gruppo
  • i flirt
  • l’amore appena iniziato
  • lo sport
  • la musica
  • ballare
  • le feste
  • la gita scolastica
  • la libertà …
    Vi abbiamo potuto restituire solo la scuola, ma senza il calore dei vostri compagni e compagne, senza le confidenze e le chiacchiere, senza i capannelli all’intervallo, senza il ritrovarsi all’entrata, senza lo sciamare all’uscita.
    In cambio di una vita vera, vi abbiamo restituito i social e le lezioni on line, e tutti i possibili usi di internet.
    Quelli che fino a pochi giorni fa noi spesso criticavamo.

È necessario, questo limite, ma non abbiamo il diritto di minimizzare lo sforzo che fate per adattarvi. Ogni giorno in più che passa, diventa più grande.

Allora meritate i nostri complimenti!
Siete dei piccoli grandi eroi, siete forti, e se resisterete lo sarete ancora di più.
Ben prima del tempo giusto, vi abbiamo chiesto uno sforzo tremendo di autocontrollo e responsabilità.

E allora vi onoriamo, per ogni giorno in cui vi mettete a studiare davanti ad uno schermo soli nella vostra stanza.
Per ogni sospiro che vi esce dal cuore quando vi mancano gli amici, l’amore, gli abbracci, lo stare insieme vicini e stretti in tantissimi.

Vi ammiriamo per ogni volta che sopportate con pazienza le nostre tensioni di adulti, le nostre incomprensioni.
Ragazzi, insieme ce la faremo.
Insieme possiamo scampare il pericolo, e noi ci impegniamo ad essere pazienti con le vostre emozioni disordinate, ad essere tolleranti col vostro nervosismo, perché abbiamo riconosciuto che a voi è stato chiesto di accettare la limitazione più grande.

Forza! Coraggio!
Ce la faremo tutti insieme!

Copia e incolla.

Le persone felici sono un patrimonio per l’umanità.

Quante belle virtù porta con sè una persona felice! Porta armonia, amore, condivisione, gioia

Energia positiva, vitale…ma come si fa ad essere felici? In realtà noi ce l’abbiamo già dentro la felicità: è una nostra caratteristica ontologica; semplicemente molte volte non la vediamo perché siamo troppo occupati a guardare altrove.in quanto non ci prendiamo il tempo di guardarci dentro, per riscoprire la bellezza di stare con se stessi, di ascoltarci, di osservarci senza giudizio, essere presenti ai nostri bisogni, alle nostre emozioni? Una persona appagata, serena, è felice, gioiosa e diventa un catalizzatore di felicità per chiunque incontri.

Non è facile mantenere l’equilibrio sul mare talvolta increspato dell’esistenza; l’abilità sta nel saper surfare sulle onde, seguendo il loro moto.
Le parole chiave sono: accettazione, e pro attività. Saper accettare ciò che non si può cambiare e non stancarsi mai di cercare nuovi orizzonti.

I colori della vita

I colori pervadono la nostra vita: li troviamo ovunque in natura, fra i fiori, il cielo, il mare, i laghi, i tramonti, le albe…gli animali….ma li possiamo trovare anche dentro di noi, nelle nostre emozioni, nei nostri sogni, progetti, nelle nostre paure, nella nostra tristezza, e negli altri, nelle loro virtù, nelle loro doti, nei loro pregi e difetti, nelle loro debolezze e nella loro forza…Quanti colori, quante tonalità ci avvolgono in ogni momento! Immergiamoci volutamente nei colori e lasciamo che essi si mescolino fino a diventare una meravigliosa tavolozza e creiamo il nostro capolavoro.

Saranagati (abbandonarsi a Dio)

La legge dell’arresa è fondamentale nella ricerca spirituale. Ci chiede di separare le nostre idee della vita centrate su noi stessi e di accettare idee centrate su Dio. Questo non è un segno di debolezza, ma un segno di forza. È il riconoscimento della nostra dipendenza da Dio, sostenuta dalla realizzazione che per costituzione siamo Suoi servitori. In un modo o nell’altro questo è ciò che insegna ogni religione. In certe forme di Buddismo, per esempio, il primo principio è: “Prendo rifugio in Buddha” (buddham saranam gacchami). Notate la parola saranam analoga ai carama-sloka

Nella cristianità troviamo lo stesso principio: “Sia fatta la Tua volontà, non la mia.” (Luca 22.42) Questa è l’essenza della tradizione cristiana. Infatti, la bandiera cristiana che rappresenta tutto il mondo cristiano ha un campo bianco con una croce latina rossa in un angolo blu. Nella cultura occidentale s’intende che una bandiera bianca è un segno di resa e qui, secondo i commentatori cristiani, si fa riferimento alla non violenza di Gesù e alla resa alla volontà di Dio. Di nuovo, questa non è una resa per debolezza – simbolizza forza di propositi e capacità di farsi umili davanti a Dio

Per compassione verso le anime cadute, Sri Krishna Caitanya venne in questo mondo con i Suoi intimi compagni e la Sua divina dimora per insegnare saranagati, la resa a Dio onnipotente, e per distribuire liberamente l’amore estatico di Dio, che comunemente è molto difficile da ottenere. Questo saranagati è la vita del vero devoto. I modi per ottenere saranagati sono l’umiltà, la dedizione, l’accettazione del Signore come unico sostegno, la fede che Krishna sicuramente proteggerà, il compimento di azioni favorevoli alla pura devozione e la rinuncia a comportamenti ad essa contrari. Il giovane figlio di Nanda Maharaja, Sri Krishna, ascolta le preghiere di chiunque prenda rifugio in Lui con questa pratica. Bhaktivinoda mette un filo d’erba tra i denti, si prostra davanti ai due Gosvami, Sri Rupa e Sri Sanatana, e con le mani afferra i loro piedi di loto. “Certamente sono il più caduto degli uomini,” dice loro piangendo, “ma per favore, fate di me il migliore degli uomini insegnandomi i modi di ottenere saranagati.”

L’Esempio di Draupadi

Uno straordinario esempio di arresa spirituale si trova nella moglie dei Pandava, Draupadi, la cui devozione è illustrata nel Mahabharata. Una complessa serie di eventi la portò alla corte dei Kaurava, i cugini malvagi dei Pandava, e il Kaurava Duhsasana tentò di denudarla. Quando tirò con forza il suo sari, Draupadi pregò Sri Krishna, ma mentre pregava si aggrappò al proprio vestito. Questo suo aggrapparsi era il simbolo di una certa esitazione e dimostrava che la sua resa non era totale. Alla fine capì che non avrebbe potuto difendersi più a lungo e lasciò la presa alzando le braccia, abbandonandosi completamente alla volontà di Krishna (“Sia fatta la Tua volontà). 

Appena fece questo, invocando il Suo nome, “un sari senza fine accorse in suo aiuto”. Duhsasana non riuscì a denudarla, perché la stoffa continuava ad apparire per proteggerla. Questo è il modo in cui funziona saranagati. Se ci arrendiamo con riserva otteniamo il risultato proporzionato, ma se diamo tutti noi stessi otteniamo Dio. In verità, i saggi Vaisnava insegnano che per un’anima completamente arresa non c’è motivo di preoccupazione in nessuna circostanza: il Signore Supremo, Sri Krishna, protegge e sostiene tutte le anime arrese dando loro proprio quello di cui hanno bisogno per progredire nella vita spirituale. 

Il devoto sincero non teme di ricevere ciò che gli spetta, in base al suo karma e al suo desiderio, il suo scopo principale è sempre arrendersi a Krishna con tutta l’anima. Questa è l’essenza di saranagati.

Il nostro unico impegno
  Saranagati, l’abbandono a Krishna, è il nostro unico impegno. Il Movimento per la coscienza di Krishna cerca d’insegnare alle persone a non ritenersi indipendenti, cosa non possibile, né a cercare di rendere felice il mondo senza Krishna. Questo non è possibile. Questa è la nostra propaganda. Qualsiasi cosa facciate, prendete rifugio in Krishna, Dio. — 

Lezione di Srila Prabhupada, 
Los Angeles, 9 Febbraio 1969