Le persone felici sono un patrimonio per l’umanità.

Quante belle virtù porta con sè una persona felice! Porta armonia, amore, condivisione, gioia

Energia positiva, vitale…ma come si fa ad essere felici? In realtà noi ce l’abbiamo già dentro la felicità: è una nostra caratteristica ontologica; semplicemente molte volte non la vediamo perché siamo troppo occupati a guardare altrove.in quanto non ci prendiamo il tempo di guardarci dentro, per riscoprire la bellezza di stare con se stessi, di ascoltarci, di osservarci senza giudizio, essere presenti ai nostri bisogni, alle nostre emozioni? Una persona appagata, serena, è felice, gioiosa e diventa un catalizzatore di felicità per chiunque incontri.

Non è facile mantenere l’equilibrio sul mare talvolta increspato dell’esistenza; l’abilità sta nel saper surfare sulle onde, seguendo il loro moto.
Le parole chiave sono: accettazione, e pro attività. Saper accettare ciò che non si può cambiare e non stancarsi mai di cercare nuovi orizzonti.

I colori della vita

I colori pervadono la nostra vita: li troviamo ovunque in natura, fra i fiori, il cielo, il mare, i laghi, i tramonti, le albe…gli animali….ma li possiamo trovare anche dentro di noi, nelle nostre emozioni, nei nostri sogni, progetti, nelle nostre paure, nella nostra tristezza, e negli altri, nelle loro virtù, nelle loro doti, nei loro pregi e difetti, nelle loro debolezze e nella loro forza…Quanti colori, quante tonalità ci avvolgono in ogni momento! Immergiamoci volutamente nei colori e lasciamo che essi si mescolino fino a diventare una meravigliosa tavolozza e creiamo il nostro capolavoro.

Saranagati (abbandonarsi a Dio)

La legge dell’arresa è fondamentale nella ricerca spirituale. Ci chiede di separare le nostre idee della vita centrate su noi stessi e di accettare idee centrate su Dio. Questo non è un segno di debolezza, ma un segno di forza. È il riconoscimento della nostra dipendenza da Dio, sostenuta dalla realizzazione che per costituzione siamo Suoi servitori. In un modo o nell’altro questo è ciò che insegna ogni religione. In certe forme di Buddismo, per esempio, il primo principio è: “Prendo rifugio in Buddha” (buddham saranam gacchami). Notate la parola saranam analoga ai carama-sloka

Nella cristianità troviamo lo stesso principio: “Sia fatta la Tua volontà, non la mia.” (Luca 22.42) Questa è l’essenza della tradizione cristiana. Infatti, la bandiera cristiana che rappresenta tutto il mondo cristiano ha un campo bianco con una croce latina rossa in un angolo blu. Nella cultura occidentale s’intende che una bandiera bianca è un segno di resa e qui, secondo i commentatori cristiani, si fa riferimento alla non violenza di Gesù e alla resa alla volontà di Dio. Di nuovo, questa non è una resa per debolezza – simbolizza forza di propositi e capacità di farsi umili davanti a Dio

Per compassione verso le anime cadute, Sri Krishna Caitanya venne in questo mondo con i Suoi intimi compagni e la Sua divina dimora per insegnare saranagati, la resa a Dio onnipotente, e per distribuire liberamente l’amore estatico di Dio, che comunemente è molto difficile da ottenere. Questo saranagati è la vita del vero devoto. I modi per ottenere saranagati sono l’umiltà, la dedizione, l’accettazione del Signore come unico sostegno, la fede che Krishna sicuramente proteggerà, il compimento di azioni favorevoli alla pura devozione e la rinuncia a comportamenti ad essa contrari. Il giovane figlio di Nanda Maharaja, Sri Krishna, ascolta le preghiere di chiunque prenda rifugio in Lui con questa pratica. Bhaktivinoda mette un filo d’erba tra i denti, si prostra davanti ai due Gosvami, Sri Rupa e Sri Sanatana, e con le mani afferra i loro piedi di loto. “Certamente sono il più caduto degli uomini,” dice loro piangendo, “ma per favore, fate di me il migliore degli uomini insegnandomi i modi di ottenere saranagati.”

L’Esempio di Draupadi

Uno straordinario esempio di arresa spirituale si trova nella moglie dei Pandava, Draupadi, la cui devozione è illustrata nel Mahabharata. Una complessa serie di eventi la portò alla corte dei Kaurava, i cugini malvagi dei Pandava, e il Kaurava Duhsasana tentò di denudarla. Quando tirò con forza il suo sari, Draupadi pregò Sri Krishna, ma mentre pregava si aggrappò al proprio vestito. Questo suo aggrapparsi era il simbolo di una certa esitazione e dimostrava che la sua resa non era totale. Alla fine capì che non avrebbe potuto difendersi più a lungo e lasciò la presa alzando le braccia, abbandonandosi completamente alla volontà di Krishna (“Sia fatta la Tua volontà). 

Appena fece questo, invocando il Suo nome, “un sari senza fine accorse in suo aiuto”. Duhsasana non riuscì a denudarla, perché la stoffa continuava ad apparire per proteggerla. Questo è il modo in cui funziona saranagati. Se ci arrendiamo con riserva otteniamo il risultato proporzionato, ma se diamo tutti noi stessi otteniamo Dio. In verità, i saggi Vaisnava insegnano che per un’anima completamente arresa non c’è motivo di preoccupazione in nessuna circostanza: il Signore Supremo, Sri Krishna, protegge e sostiene tutte le anime arrese dando loro proprio quello di cui hanno bisogno per progredire nella vita spirituale. 

Il devoto sincero non teme di ricevere ciò che gli spetta, in base al suo karma e al suo desiderio, il suo scopo principale è sempre arrendersi a Krishna con tutta l’anima. Questa è l’essenza di saranagati.

Il nostro unico impegno
  Saranagati, l’abbandono a Krishna, è il nostro unico impegno. Il Movimento per la coscienza di Krishna cerca d’insegnare alle persone a non ritenersi indipendenti, cosa non possibile, né a cercare di rendere felice il mondo senza Krishna. Questo non è possibile. Questa è la nostra propaganda. Qualsiasi cosa facciate, prendete rifugio in Krishna, Dio. — 

Lezione di Srila Prabhupada, 
Los Angeles, 9 Febbraio 1969

Il nostro futuro è la conseguenza delle scelte di oggi.

Lo facciamo tutti i giorni, in ogni momento: abbiamo sempre l’opportunità di scegliere, ma talvolta ci lasciamo accecare dai nostri condizionamenti e allora crediamo di aver preso la decisione giusta ma in realtà ci siamo fatti condizionare dal nostro stato emotivo, che non è certo un consigliere affidabile, data la sua impermanenza. Le emozioni vanno e vengono, ci sconvolgono e poi se ne vanno; dobbiamo stare attenti a non lasciarci guidare dalle emozioni, perché è come guidare una carrozza con 2 cavalli imbizzarriti. La nostra mente è uno strumento prezioso al nostro servizio: noi possiamo educarla, possiamo scegliere quali emozioni nutrire e a quali non dare corda. In questo modo possiamo crearci delle abitudini che ci serviranno per radicarci in comportamenti e scelte evolutive che contribuiranno a creare il futuro che vogliamo.

Crisi: pericolo o opportunità?

Per risolvere questo enigma ci viene incontro la lingua giapponese nella quale  la parola “Crisi” ha  il significato di “situazione di pericolo” ma anche  di “opportunità”.

Ma come può una situazione di pericolo essere un’opportunità?

Dipende da come la osserviamo: se ci lasciamo sopraffare dalle emozioni di paura, di ansia, di irrequietudine… non riusciremo a scorgervi nulla se non dolore e tristezza, ma se riusciamo a distanziarci da ciò che ci sta accadendo, pensando che è una situazione momentanea, che dentro di noi abbiamo le risorse per poterla trasformare, allora ci accorgeremo che l’angoscia lascerà spazio a una nuova luce di speranza e ottimismo, e scopriremo un motore potentissimo che è quello dell’autostima, della fiducia in se stessi e nella vita.

Emozioni e volontà


L’essere umano si avvicina alla sua natura divina quando ama, quando la sua volontà, pensieri, parole e azioni sono allineati e in comunione di intenti (Fabio Marchesi)

Fabio Marchesi, mi ha ispirato con questa sua frase, ad esplorare il tema delle emozioni. Si parla tanto di emozioni, fanno parte di noi, del nostro vissuto, della nostra intimità, ma cosa sono veramente queste emozioni? Detto in modo molto semplice, sono l’esito di un’energia prorompente che si sprigiona improvvisamente, e di cui noi ci troviamo ad essere molto spesso vittime, senza nemmeno rendercene conto. La bella notizia è che noi non siamo le nostre emozioni e abbiamo la possibilità di gestirle, scegliendole e orientandole. Non è certo cosa da poco, ma comprendendo come funzionano, da vittime inermi possiamo diventare padroni delle nostre emozioni. Vediamole quindi un po’ più da vicino: un’emozione scaturisce dall’impulso che il nostro sistema psichico riceve da una causa scatenante che può essere esterna a noi, per esempio un’esperienza, un avvenimento, o interna come ad esempio un ricordo o un’immagine che ci sovviene spontaneamente o volutamente. Questo impulso va ad innescare una serie di reazioni all’interno del nostro sistema psichico che elaborato lo stimolo ricevuto, ne ricava un’emozione corrispondente e la invia a sua volta al nostro corpo fisico, sotto forma di impulsi elettrici, scatenando tutte quelle reazioni fisiche che conosciamo molto bene: battito cardiaco accelerato, lacrime, nodo alla gola, sensazione di calore al volto, pelle d’oca ecc.ecc. ma se noi riusciamo a distaccarci dall’emozione in corso, e a renderci conto che è energia, riusciamo a creare una distanza e questo ci permette di vederla come qualcosa di diverso da noi, prendere consapevolezza che noi non siamo le nostre emozioni e proprio per questo motivo possiamo guardarle come se fossimo un testimone esterno che assiste in maniera distaccata, e analizzarle, valutarle, o se necessario armonizzarle sperimentandole in maniera costruttiva ed evolutiva. In questo senso noi possiamo davvero allineare e creare una comunione di intenti, uno scopo verso il quale indirizzare la nostra volontà, i nostri pensieri, le nostre parole e azioni in spirito di amore verso noi stessi, e gli altri.